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March 05
Quando un operaio muore i politici di destra, di sinistra e di centro si indignano. Quando un operaio muore domani Prodi fa il decreto legge. Quando un operaio muore Topo Gigio Veltroni candida gli industriali, “ma anche” un sopravvissuto della Thyssen Krupp. Quando un operaio muore Ichino dice che “Da noi manca la cultura delle regole”. Quando un operaio muore il Presidente della Repubblica soffre e auspica in televisione. Quando un operaio muore Maroni dice “Non è colpa dei governi, perché le leggi ci sono”. Quando
un operaio muore nessuno parla della legge 30, dei precari, dei ricatti
che subiscono, della legge del padrone e degli estintori vuoti
“altrimenti vai a casa”. Quando un operaio muore, oggi Fassino e D’Alema, ieri Berlinguer e Pertini. Quando un operaio muore il padrone ha già messo i soldi da parte. Quando un operaio muore la vedova e i figli finiscono in mezzo a una strada. Quando un operaio muore i sindacati dichiarano uno sciopero di solidarietà di due ore. Quando un operaio muore la colpa è del casco, se l’è cercata. Quando un operaio muore la colpa è che se si lamentava per l’insicurezza veniva licenziato subito perché precario. Quando un operaio muore è un assassinio, quasi sempre. Quando un operaio muore faceva un lavoro a rischio, doveva succedere. Quando
un operaio muore si danno incentivi alle aziende che diminuiscono gli
incidenti e non si chiudono quelle che producono i morti. Quando un operaio muore è perché la sicurezza è troppo onerosa per la Confindustria. Quando un operaio muore è un fatto di business, qualcuno ci ha guadagnato sopra. Quando un operaio muore se faceva il politico campava cent’anni.
January 10
ATTENZIONE: NON ADATTO AI LETTORI TROPPO SENSIBILI!!!
PRIMA DEL PELO MORBIDO SUI VESTITI, CHE è SUCCESSO?? L'ermellino, ad esempio, viene spesso catturato con una lastra di ferro ricoperta di grasso che, quando viene leccata, la lingua rimane incollata alla lastra stessa. Per le pelli del leopardo si preferisce invece immobilizzare l'animale in una strettissima gabbia ed introdurgli quindi nell'ano una lunga sbarra di ferro arroventata, che viene poi spinta con forza fino ai polmoni. Le pellicce di foca, richiedono le pelli candide dei cuccioli ed è per questo che ogni anno ne vengono uccisi 400.000. Le piccole foche vengono bastonate e scuoiate vive, di fronte agli occhi delle madri che spesso cercano di proteggere la prole facendo loro scudo con il proprio corpo. Quelli d'allevamento invece vengono rinchiusi nelle gabbie; un alto numero di animali si spezzano i denti contro le sbarre altri si automutilano o si suicidano a furia di violente testate contro le pareti della loro prigione; numerosi i casi di cannibalismo o i casi di soggetti che, impazziti, ripetono ininterrottamente lo stesso inutile movimento. I visoni vengono finiti con il fracassamento del cranio; per le volpi si ricorre all'elettroesecuzione (un elettrodo viene fissato alla bocca ed uno all'ano) perché fa irrigidire l'animale e rende il pelo più voluminoso!; i conigli e gli agnelli sono appesi per i tendini ad un gancio e scuoiati vivi; ai cincillà invece si gira la testa di 180° fino a spezzargli il collo; gli agnellini persiani (i breitschwants) sono invece estratti dal ventre materno, previo scannamento della madre, e scuoiati vivi. Non dite "io non posso farci niente", perche' potete fare qualcosa!! NON COMPRATE NIENTE CHE RIGUARDI PELO DI ANIMALE E SIMILI PER NON PARLARE DELLE PELLICCE, CONVINCETE CHI CONOSCETE A NON COMPRARLE. ACCERTARSI SEMPRE SULL'INDUMENTO CHE SI COMPRA SE CE PELO DI ANIMALE PERCHE' NON SEMPRE CE NE PREOCCUPIAMO! La nostra parte sara' importante perche' almeno potremo mettere in crisi questo settore con le conseguenze che ne derivano. Mi raccomando, Spargete la voce! UN SALUTO A TUTTI. September 04 di: Enrico Loi
Studiosi della statunitense Johns Hopkins Bloomberg School of Health a Baltimore, diretti dalla dottoressa Dina Borzekowski, hanno scoperto che i bambini in età pre-scolare (tra i 3 e i 5 anni), nel momento in cui devono scegliere tra due hamburger uguali, optano preferibilmente a quello confezionato nella carta di un fast food famoso come il McDonalds. Gli altri hamburger, quelli avvolti in una comune carta senza alcun contrassegno pubblicitario, vengono completamente ignorati. E questo atteggiamento non è stato attuato solo con gli hamburger.
Dai vari test si è appurato che ben il 76 per cento dei fanciulli preferiva mangiare le patatine in una confezione arrecante il marchio del fast food, mentre solo il 13 per cento ha scelto le medesime patatine in una confezione “anonima”. Il 60 per cento dei fanciulli ha preferito mangiare delle crocchette di pollo servite nella carta arrecante il marchio McDonalds, mentre solo il 10 per cento ha scelto il medesimo cibo servito in confezioni “anonime”.
Un dato che dimostra, in maniera abbastanza inequivocabile, come il marketing, in certi casi, veicoli le scelte nutrizionali verso una cattiva alimentazione. Sono note infatti le subdole strategie dei produttori di fast food per attirare verso le proprie strutture con la “bava” nella bocca i potenziali clienti, in particolare i bambini. Negli Stati Uniti i grossi produttori di cibi e bevande investono annualmente più di 10 miliardi di dollari in pubblicità, soprattutto quella rivola ai bambini. Alcune società sperimentano tattiche pubblicitarie utilizzando cartoni animati di Topolino ed altri personaggi famosi per vendere frutta a fette e verdura.
Questo continuo “martellamento” pubblicitario - spiega la dottoressa Kathryn Montgomery, studiosa sulla relazione tra bambini e media alla American University di Washington, DC - rende molto difficile per i genitori convincere i propri figli a non frequentare i fast food e ad evitare i cibi poco sani.
Secondo i promotori della ricerca bisognerebbe porre delle restrizioni sulle strategie di marketing dei fast food favorendo contemporaneamente, con un ancor più intenso lavoro di marketing mirato, i prodotti sani e nutrienti. Questa strategia contribuirebbe senz'altro a prevenire drasticamente il fenomeno dell'obesità.  June 21
MULTINAZIONALI, PARAMILITARISMO E STATO
Data: 23 marzo 2007
Da molto tempo varie organizzazioni sociali in Colombia, leggasi tra le altre, sindacati, comunità indigene e afrodiscendenti stanno denunciando con grande insistenza il ruolo attivo che le multinazionali hanno giocato nella violazione dei diritti umani nel paese, non appena si fa riferimento all’aggravarsi del conflitto armato.
E mentre la Colombia umile ed impoverita si dissangua o deambula da un semaforo all’altro, così come lo dimostrano fedelmente ed irrefutabilmente i più di due milioni e mezzo di persone sfollate che oggi vivono male tra le baracche delle principali città, o negli improvvisati ricoveri, semimorti per la mancanza di assistenza ufficiale, come c’è da aspettarsi, condannati da una società indolente e divorata dalla mancanza di speranze, le multinazionali del petrolio, del carbone, delle risorse idriche, del settore finanziario e delle telecomunicazioni, con la complicità, naturalmente, della mal nata oligarchia colombiana alimentano i propri conti e per questo fanno appello a tutte le forme di protezione del capitale: giuridiche, politiche e militari.
2. Coca-Cola ed le sue pratiche criminali.
La partecipazione di importanti multinazionali in clamorosi crimini contro sindacalisti in Colombia non è un tema nuovo e compromette eccellenti e molto conosciute aziende. La multinazionale Coca-Cola, per esempio, dall’inizio degli anni '90 è segnalata dal Sindacato Nazionale dall'Industria della Alimentazione (SINALTRAINAL) [1] come responsabile di aver tolto la vita ad almeno 14 membri della sua organizzazione, tra i quali 7 sono del sindacato della Coca-Cola e, allo stesso tempo, di favorire l’esodo forzato di varie decine di suoi membri, la qual cosa include, logicamente, l’esilio di un paio di lavoratori sindacalizzati. Molti dei sindacalisti assassinati furono uccisi mentre stavano negoziando accordi sindacali e varie voci non hanno smesso di indicare come responsabile di questi crimini il paramilitarismo, con la complicità degli organi dello Stato.
Tra i sindacalisti assassinati dal 1992 ad oggi ci sono: Jose Gabriel Castro (1992), Jose Manco David (1994), Luis Enrique Gòmez (1995), Isidro Segundo Gil (1996), Jose Libardo Osorio (1996), Alcira Herrera Perez, moglie di Isidro Gil (2000) e Oscar Darío Soto, a Montería, Cordova (2001). E questo per non menzionare la perquisizione di sedi sindacali ed anche le ripetute minacce contro i parenti ed i membri del sindacato. Tutto questo, effettivamente, con la complicità dei vari governi che hanno agito, con atti o omissioni, come perfetti complici di fronte a tutta questa violenza. Finora non si conosce alcun responsabile di tutti questi crimini, e tutto questo costituisce la punta dell'iceberg di una strategia orientata ad eliminare tutta l’opposizione che vuole frapporre ostacoli all’ingordigia delle multinazionali in Colombia.
Questa denuncia ha passato la frontiera chiedendo la solidarietà dei lavoratori di vari paesi, compresa quella del sindacato metallurgico americano United Steelworkers of America (Uswa), che insieme ad altre organizzazioni sindacali nel 2001 ha proceduto ad avviare presso il Giudice Federale una causa contro la compagnia e contro, inoltre, due delle sue imbottigliatrici considerandole responsabili dei crimini e delle persecuzioni contro i sindacalisti colombiani. Come c’era da aspettarsi, a marzo 2003, il Giudice ha respinto la denuncia contro la Coca-Cola.
 June 04
NIKE; abbigliamento sportivo
NIKE CORPORATION FATTURATO: 5.440 MILIARDI DI LIRE 1 BOWERMAN DRIVE BEAVERTON, OREGON 97005 U.S.A.
La Nike, con sede centrale nell'Oregon, USA, produce una vasta gamma di scarpe sportive molto pubblicizzate. Nata negli anni '60, ha assunto il suo attuale nome nel 1985. Ogni anno 6 milioni di paia di scarpe sportive Nike vengono confezionate in Indonesia sotto licenze normalmente concesse dalla sud-coreana HQ, consociata della Nike. I dipendenti della Nike quotidianamente controllano la qualità nelle 6 fabbriche di Tangerang e Serang. Queste 6 fabbriche sono in competizione l'una con l'altra per mantenere le licenze, che sono rinnovate mensilmente. Il salario medio giornaliero dei 24.000 lavoratori di queste fabbriche è appena di 1.100 lire. Secondo l'AAFLI (Istituto Asiatico-Americano per il Lavoro Libero) queste fabbriche stanno violando 12 leggi nazionali, tra cui quelle sul salario minimo, il lavoro minorile, gli straordinari, gli orari di lavoro, l'assicurazione, l'organizzazione sindacale e i licenziamenti. Sono stati evidenziati problemi riguardo la salute, le ferie ed i congedi per maternità. Sebbene le fabbriche non siano di proprietà diretta della Nike, finanziariamente la compagnia è nella posizione di poter assicurare il rafforzamento degli standard minimi di vita.
I salari in Indonesia L'Indonesia ha un salario minimo giornaliero di 2.100 Rupie (circa 1.400 lire), ma anche questo è inferiore ai "bisogni fisici minimi" stimati dal governo. E con 12 milioni di disoccupati su 70 milioni di forza lavoro, è impossibile rafforzare questo minimo. Recenti inchieste hanno rivelato che quasi l'80% dei lavoratori nella regione di Tangerang riceve solo 1.600 Rupie al giorno, e quindi lunghe ore di straordinari sono di solito fondamentali per la sopravvivenza. L'ILO (Organizzazione Internazionale del Lavoro) stima che l'80% delle donne lavoratrici in Indonesia sono malnutrite.
E i sindacati? I sindacati di solito esercitano un controllo effettivo sullo sfruttamento dei lavoratori, ma il governo repressivo indonesiano ne ha a lungo limitato lo sviluppo. Fino dagli anni '60, il movimento dei lavoratori è stato controllato dal governo tramite un unico sindacato legale, l'SPSI (Unione dei Lavoratori di Tutta l'Indonesia). Coloro che desiderano fare parte dei sindacati devono avere il permesso del loro datore di lavoro, che spesso sceglie quello governativo. Nonostante la legge, i lavoratori hanno cominciato a lottare, ed hanno formato nuovi sindacati. Il primo è stato Setiakawan (SBMS), nato nel novembre 1990. Nel giugno 1991, quando 300 dimostranti chiedevano salari più alti, Saut Aritonang, segretario generale del SBMS, e altri quattro, furono rapiti e interrogati dall'esercito governativo. Il SBMS chiede di esercitare pressioni sul governo per il diritto di libera organizzazione, e sta lanciando un boicottaggio delle esportazioni indonesiane, chiedendo di usare aiuti e investimenti per fare pressione sul miglioramento dei diritti umani. Nel breve periodo, i sindacati sono certo in difficoltà nel tentativo di migliorare le condizioni di lavoro. Ma questo rende il boicottaggio e le campagne sui consumatori le forme di pressione più importanti che possano persuadere la Nike sulla possibilità di un comportamento più responsabile verso i lavoratori.
______COSA COMBINA NEL MONDO LA NIKE
REGIMI OPPRESSIVI: tutte le scarpe Nike sono prodotte in Asia, in particolare in Indonesia, Cina, Thailandia, Taiwan, Corea del Sud, Vietnam.
RELAZIONI SINDACALI: in Indonesia i sindacati liberi sono illegali e vengono repressi dall'esercito, i dirigenti sindacali sono licenziati, imprigionati, torturati, ed anche uccisi.
SALARI E CONDIZIONI DI LAVORO: i lavoratori della Nike ricevono un salario da fame, inferiore al salario minimo stabilito dalla legge indonesiana. Lavorano esposti ai vapori delle colle, ai solventi, alle vernici, per 12 ore al giorno.
COMMERCIALIZZAZIONE IRRESPONSABILE: la Nike spende circa 180 milioni di $ all'anno in pubblicità, quando sarebbe sufficiente l'1% di questo bilancio per migliorare le condizioni di 15.000 lavoratori indonesiani.
CAMPAGNA DI BOICOTTAGGIO: nel 1990 Operation Push, un gruppo per i diritti civili, ha lanciato il boicottaggio della Nike perchè, nonostante venda il 45% dei suoi prodotti ai neri, non vi sono afroamericani ai vertici dell'azienda; essa inoltre non concede sufficienti benefici sociali alla comunità nera.
QUANTO COSTA UNA SCARPA NIKE
| voce
| importo
| percentuale
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| MATERIALE
| $ 4,7
| 4%
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| MANODOPERA
| $ 1,3
| 1%
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| PROFITTI ALL'INGROSSO
| $ 62
| 49%
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| PROFITTI AL DETTAGLIO
| $ 57
| 46%
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| PREZZO AL PUBBLICO
| $ 125
| 100% |
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